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Geologia |
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La Valle del fiume Vara, da Ceparana (punto di confluenza nella Magra) fino a Borghetto, si sviluppa lungo un asse parallelo alla costa ligure (Riviera Spezzina, che in quel tratto comprende le famose Cinque Terre); da Borghetto a Varese Ligure l'asse si sposta di alcune decine di gradi verso nord.
La situazione geologica del comprensorio è piuttosto articolata per la presenza di terreni appartenenti a formazioni lito-stratigrafiche differenti, disarticolati e sovrapposti in maniera complessa dai fenomeni orogenici che li hanno appilati nell'attuale posizione.
Circa centotrentacinque milioni di anni fa quest'ambito era un bacino marino il cui profondo fondale è rappresentato dalle serpentiniti e, più in generale, dalle ofioliti (pietre verdi). Si tratta di rocce di origine vulcanica, molto compatte e difficilmente erodibili. Sono il risultato di magmi di origine profonda (mantello) solidificatisi all'interno di fondali marini: nei periodi successivi, sono stati ricoperti da sedimenti silicei (diaspori), carbonatici (calcari) ed argillosi, questi ultimi occasionalmente simili a quelli della formazione di Val Lavagna, nota per le sue ardesia. Tutti insieme contribuiscono all'attuale ossatura della Valle.
Nell'Alta Valle, in particolare lungo il crinale occidentale verso i Monti Porcile (Valle Lagorara, nel Comune di Maissana) e Chiappozzo, dominano le rocce ofiolitiche, i calcari a calpionelle e i diaspri.
I potenti strati della formazione, prettamente arenacea, si possono osservare sui versanti meridionali dello zatta, dove sono più evidenti per le potenti bancate affioranti, e del Monte Gottero. Da qui, seppure in maniera discontinua, le arenarie si protendono fino alla costa delle Cinque Terre.
Lungo il fondovalle varesino prevalgono le rocce argillose e i depositi alluvionali, accumulati nel tempo dal Vara e dai suoi affluenti.
L'erosione prodotta dalle acque piovane ha generato continui modellamenti lungo i piccoli crinali (come quello che separa il Vara e lo Stora, nei pressi di San Pietro) che si alternano a limitati pianori, creando un paesaggio naturale con versanti ora fortemente scoscesi, ora dolci. Il paesaggio dunque, nella sua configurazione morfologica, non è mai monotono.
A proposito di "pietre", una curiosità:
la tradizione popolare suggerisce che, per curare il " fuoco di S.Antonio", si debba sfregare la pietra focaia vicino alla pelle del malato, fino a fare scoccare scintille.
Chissà….
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